La Storia

L'Italia? Calcisticamente, è seconda solo al Brasile. E comunque, l'ultimo titolo mondiale l'abbiamo vinto noi. Sorprende perciò, sfogliando i libri di storia del calcio, quanta riconoscenza le squadre italiane debbano agli stranieri.
Non stiamo parlando dei tanti giocatori d'oltre confine (a cominciare dagli "oriundi") che hanno militato nel nostro campionato: col termine "stranieri" ci si riferisce a delle persone normali, a dei non-atleti, nati fuori dall'Italia. Cittadini con passaporto non italiano che, trovandosi agli albori del novecento nel nostro Paese per i motivi più diversi, si sono battuti per diffondere il calcio presso di noi.
Finchè si tratta di inglesi, com'è accaduto per il Genoa, passi: in fondo il calcio l'hanno inventato loro. Ma che c'entrano gli svizzeri? E i boemi, addirittura?
Fu appunto un boemo, tal Emilio Arnstein, da non molto a Bologna, ad andare a cercare i primi ragazzi bolognesi che si incontravano per prendere a calci un pallone, e a convincerli a fondare una squadra. Tra loro c'era anche un dentista svizzero, Louis Rauch, che nel 1909 diventò il primo presidente di una nuova compagine: il Bologna Football Club.
I colori sociali: il rosso e il blu, oggi inscindibili dal Bologna, vengono anch'essi dall'estero. Indovinate da dove? Esatto; dalla Svizzera, anche loro. Ma non attraverso il presidente-odontoiatra: a portarli in città fu lo studente bolognese Arrigo Gradi, che li aveva indossati nel college svizzero Shonberg di Rossbach.
Poco dopo il loro arrivo in Emilia, gli scacchi rossoblu delle maglie svizzere diventarono le strisce rosse e blu verticali delle magliette del Bologna.
Il primo scudetto arriva nel 1925. Contro altri rossoblu, i rivali del Genoa.
Una curiosità: il quinto incontro con i genovesi, quello decisivo, viene disputato a Milano, a porte chiuse, per le intemperanze delle due tifoserie nei quattro incontri precedenti. Nulla di nuovo sotto il sole.
Un'altra curiosità: il secondo scudetto viene conquistato nel 1929, in una città che diventerà un vero portafortuna per il Bologna: Roma.
Ben 35 anni dopo - è il 7 giugno 1964 - il Bologna vincerà nella capitale anche lo spareggio contro l'Inter.
E' il settimo scudetto. I magnifici sette, purtroppo, tali resteranno per i successivi 43 anni. E forse per altri ancora: sarà il tempo a dirlo.
Oggi, purtroppo, il vecchio detto "Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa" dovrebbe contenere, prima del "fa" finale, le parole "qualche anno".
Per rimanere in luoghi molto frequentati: i classici luoghi comuni, ricordiamo la frase che avrebbe pronunciato il Dottore (l'allenatore dei rossoblu Fulvio Bernardini) dopo la partita Bologna-Modena, vinta dalla prima per 7 a 1: "Così si gioca solo in Paradiso!"
Dal Paradiso ha certamente guidato la squadra il grande Renato Dall'Ara, il presidente che nel secondo dopoguerra ha preso in mano il Bologna, portandolo fino al già ricordato spareggio dell'Olimpico con l'Inter.
La partita-scudetto purtroppo Dall'Ara non la vedrà dal campo, ma dal cielo, dove è volato appena tre giorni prima. Il Bologna giocherà per lui.
E a lui, uomo non comune, è oggi intitolato il vecchio Comunale.


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